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le gioie delle proporzioni

le gioie delle proporzioni

Il bello non è cucinare, ma credersi all’altezza e fingersi grandi chef.

Sento un coro di voci angeliche nel momento in cui impugno padella e mestolo, mischiando quei pochi ingredienti che sto cucinando e sentire quel profumo apparentemente piacevole, che ti fa venire subito l’appetito.

Sta sera mi sono cucinata risotto allo zafferano, è stata una sensazione bellissima.

Alla fine il risotto l’ho buttato, faceva schifo. Vado a prepararmi un toast. 

perché, passare il pomeriggio a saldare ferri non è cool come andare al salone del mobile? 

Ho passato l’intera giornata di ieri a barcollare da un divano all’altro di casa in preda a un virus intestinale che.. bleah. Lasciamo perdere. 

Avendo perso una giornata intera ieri, oggi ho fatto la scolaretta trasgre e mi sono rifugiata in biblioteca a studiarmi astronomia, che tanto odio. 

La fortuna non è dalla mia parte e dopo essermi sorbita un vecchio di fronte a me che smanettava con un computer che sembrava dovesse decollare, ora c’è un ragazzo che non fa altro che soffiarsi il naso. 

Magari mi lamento troppo. Magari perdo più tempo a guardarmi in giro come al solito invece che studiare. Credo di aver perso tutte le difese ormai e non solo immunitarie.

little gift

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still

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Sul finire degli anni Settanta invalse in Italia una moda culturale, non so dire se più ingenua o più superficiale, che aveva come parola d’ordine lo slogan “creare è bello”, “essere creativi è bello”.

Questo motto, probabilmente , doveva essere stato lanciato da qualche gruppo sociale che era impotente alla creazione, che non aveva mai creato. Affermare che “creare è bello” è una menzogna. Al contrario, creare è dolore.

È anche vero che sono vissuti e vivono fortunati creatori che trovano, inventano e operano in modo felice. Picasso, per esempio, fu uno di tali eccezioni. Ma non confondiamo i problemi: un conto è avere un buon rapporto con se stessi, con la tela da reprimere, con l’inconscio; un alto conto è invece capire come solo la coscienza infelice possa dare origine al nuovo. Chi è già felice non crea, perché non sente la necessità di creare. Chi è già felice gode della propria felicità. Dunque non cerca e pertanto non crea.

Creare è invece immergersi nella sofferenza. Si crea quando si è poveri, quando si è indigenti, quando bisogna chiedere. Chi ha tutto non crea. Chi ha già tutto è destinato soltanto al consumo. Non è sempre stato questo il rapporto tra il pittore povero e il signore ricco?

Camminavo per il centro oggi, quando a un tratto un bimbo si scontra con me perché stava correndo a testa bassa e andandosene mi chiede scusa con un “Scusi signora”. SIGNORA A CHI? No no bimbo torna subito qua!

Ho compiuto vent’anni solo da un giorno per la miseria. Non pensavo si notasse già così tanto.

weblu

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Ho preparato 32 cupcakes. Più buoni che belli diciamo. Però ho mangiato troppo impasto preparandoli e ora ho un cupcake gigante che sta lievitando in pancia credo.

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